Parole di Un Luigi qualunque + altri amici: loSchiacciasassi; Lettera22; SymonaP.

giovedì 26 aprile 2012

Antipolitico a chi?!


di Un Luigi Qualunque


Non pare ci si possa sorprendere per quello che sta accadendo.
La sensazione è che l’amministrazione della cosa pubblica sia sempre più un’attività non trasparente. In questi mesi, le varie indiscrezioni, indagini, inchieste, stanno rivelando particolari e situazione che, a sensazione, erano noti ai più.
Si dirà che è il solito qualunquismo (potevate aspettarvelo da uno che si firma Qualunque); che si spara nel mucchio senza considerare che ci sono tanti singoli onesti, persone serie in Parlamento: ma al momento sono surclassati dagli altri, e la loro azione non si vede o non ha effetto. Stiamo, quindi, alle evidenze.
Il qualunquismo è al momento alimentato dai partiti che non mostrano alcun atteggiamento virtuoso atto a ricostruire una migliorare reputazione agli occhi dei cittadini. I parlamentari sono focalizzati sul mantenimento, accrescimento e godimento dei vantaggi e delle guarentigie che derivano dal loro status; affrontano la legislatura come se fosse la conseguenza della partecipazione a un open buffet (prendi più che puoi); inoltre, l’arroganza con la quale questi soggetti sono soliti relazionarsi ai “comuni cittadini” è,  francamente, inaccettabile.
Il punto più alto di questo fallimento è rappresentato dal c.d. governo tecnico, che è appunto la (auto) certificazione del fallimento della politica: i partiti oramai bolliti, si fanno da parte e affidando la gestione della cosa pubblica ai non politici. Non è una novità: è la stessa logica dei vari commissari straordinari che negli ultimi venti anni e più, si sono succeduti nella gestione (spesso discutibile) delle più svariate questioni (immondizia, mondiali di nuoto, terremoto dell’Aquila, ecc): la politica certifica il proprio fallimento, arretrando, e lasciando (sempre più) l’ordinaria amministrazione a soggetti diversi.
Di conseguenza, verrebbe da concludere che  i partiti sono la vera espressione dell’antipolitica, lo sono per definizione:  proprio perché vengono meno, rinunciando, per incapacità e indifferenza, all’amministrazione della cosa pubblica;  certificando il loro status di antipolitici affidando i loro compiti a soggetti estranei ai partiti; mostrando la loro inadeguatezza nell’attività gestionali e decisionali.
Sempre più allora sono“politici” quei cittadini che avanzano proposte concrete, che cercano di organizzarsi in forma sempre più strutturate per dare voce a istanze serie ed attuali,  non trovando sponda e intrerlocutori  nei rappresentanti dell’antipolitica presenti in Parlamento,  che invece sono organizzati in entità  prive al loro interno di un qualsivoglia assetto democratico,  che garantisca la rappresentatività e partecipazione ai comuni cittadini, desiderosi  di vivere attivamente la vita politica del Paese.
Dalla consapevolezza della situazione, e del crescente malcontento generale, deriva  la paura dei professionisti dell’antipolitica presenti in Parlamento nei confronti dei vari movimenti che, senza alcun finanziamento pubblico, si organizzano e strutturano per portare avanti nuove proposte.
Il Movimento 5 stelle,  il più attivo tra questi,  è costituito da cittadini delle più svariati appartenenze, che, da quanto si può leggere on line,  avanzano proposte (comunque la si pensi) strutturate ed argomentate;  i pseudo leader e segretari di partito tendono a snobbare questi movimenti; i mass media li boicottano; entrambi li attaccano in modo vago e confuso, senza mai sfidarli sugli argomenti, ed è in questo modo che svelano la loro debolezza.
In particolare il Movimento 5 stelle è accusato di essere in mano ad “un comico”, e quindi di per se poco credibile:  è chiaro che solo l’ignoranza, o più probabilmente la malafede, non fa intendere che Beppe Grillo è solo la faccia (nota) utilizzata per dare visibilità ad un movimento boicottato dai mezzi di comunicazione tradizionali e dal sistema dei partiti; ed è soltanto questo, dal momento che Grillo non risulta candidato in alcuna competizione elettorale, e ha più volte manifestato l’intenzione di non candidarsi. Comunque la si pensi,  questo movimento o altri del genere, vanno sfidati sui contenuti e non lanciando generici e vuoti attacchi personali.
Il clima del Paese è pesante; mentre molte famiglie sono in difficoltà, i partiti hanno i conti correnti con decine di milioni di euro (di soldi pubblici); assistiamo all’ipocrisia di soggetti che, travolti da scandali sulla disinvolta gestione dei propri fondi,  ipocritamente cacciano via i tesorieri ma si tengono il tesoro. Segretari di partito che non si accorgono della sparizione di decine di milioni di euro dai conti del partito; Umberto Bossi, che per anni  ha censurato i costumi di Roma ladrona, ora appare un padre che non sa cosa fa il figlio, un segretario di partito che non sa come è amministrato il partito (idem Rutelli), o peggio, che resta inerte di fronte a spese folli, salvo poi dichiarare che sono state sostenute a sua insaputa.
La Lega che agitava  i cappi negli anni 90’, denunciando le ruberie romane,  si ritrova nell’imbarazzante situazione di dover spiegare come mai quei cappi sono infilati adesso al collo dei vertici del partito, per mano di altri leghisti. Roberto Maroni, che solo pochi mesi fa ha rischiato di essere silurato dai suoi,  adesso sta facendo piazza pulita, con epurazioni sommarie  ad personam,  armato di ramazza verde (di precisione, alcuni via altri no). - circa le dinamiche leghiste, rimando al precedente articolo http://litaliacapovolta.blogspot.it/2012/01/la-lega-nord-non-ce-lha-duro.html.-
Insomma, non basta costituirsi in partito per essere “politici”; non basta sedere nei palazzi romani per essere politici; non basta autodefinirsi politici.
Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica, scriveva Oscar Wilde, ed oggi più che ami questa riflessione è veritiera: la politica è  l'arte di governare le società; è l’attività di coloro che si trovano a governare, quanto il confronto ideale finalizzato all'accesso all'attività di governo o di opposizione; tale attività richiede cultura e rispetto della cosa pubblica.
Quindi , forse, la definizione di antipolitico, e/o la politicità di un movimento, di un partito o di un gruppo di cittadini organizzati,  è qualcosa di diverso dall’autoreferenzialità dei partiti, che al momento appaiono, piuttosto,  il vero simbolo dell’antipolitica.