di Un Luigi Qualunque
Non pare ci
si possa sorprendere per quello che sta accadendo.
La
sensazione è che l’amministrazione della cosa pubblica sia sempre più un’attività non trasparente. In questi mesi, le varie indiscrezioni,
indagini, inchieste, stanno rivelando particolari e situazione che, a sensazione,
erano noti ai più.
Si dirà che è il solito qualunquismo (potevate
aspettarvelo da uno che si firma Qualunque);
che si spara nel mucchio senza considerare che ci sono tanti singoli
onesti, persone serie in Parlamento: ma al momento sono surclassati dagli altri, e la loro azione non si vede o non
ha effetto. Stiamo, quindi, alle evidenze.
Il
qualunquismo è al momento alimentato dai partiti che non mostrano alcun
atteggiamento virtuoso atto a ricostruire una migliorare reputazione agli occhi dei
cittadini. I parlamentari sono focalizzati sul mantenimento, accrescimento e
godimento dei vantaggi e delle guarentigie che derivano dal loro status; affrontano la legislatura come
se fosse la conseguenza della partecipazione a un open buffet (prendi più che puoi); inoltre, l’arroganza con la
quale questi soggetti sono soliti relazionarsi ai “comuni cittadini” è, francamente, inaccettabile.
Il punto più alto di questo fallimento è
rappresentato dal c.d. governo tecnico, che è appunto la (auto) certificazione
del fallimento della politica: i partiti oramai bolliti, si fanno da parte e affidando
la gestione della cosa pubblica ai non politici. Non è una novità: è la stessa
logica dei vari commissari straordinari che negli ultimi venti anni e più, si
sono succeduti nella gestione (spesso discutibile) delle più svariate questioni
(immondizia, mondiali di nuoto, terremoto dell’Aquila, ecc): la politica
certifica il proprio fallimento, arretrando, e lasciando (sempre più)
l’ordinaria amministrazione a soggetti diversi.
Di
conseguenza, verrebbe da concludere che i partiti sono la vera espressione dell’antipolitica, lo sono per
definizione: proprio perché vengono
meno, rinunciando, per incapacità e indifferenza, all’amministrazione della
cosa pubblica; certificando il loro
status di antipolitici affidando i loro compiti a soggetti estranei ai partiti;
mostrando la loro inadeguatezza nell’attività gestionali e decisionali.
Sempre più allora sono“politici” quei
cittadini che avanzano proposte concrete, che cercano di organizzarsi in forma
sempre più strutturate per dare voce a istanze serie ed attuali, non trovando sponda e intrerlocutori nei rappresentanti dell’antipolitica
presenti in Parlamento, che invece sono organizzati
in entità prive al loro interno di un
qualsivoglia assetto democratico, che
garantisca la rappresentatività e partecipazione ai comuni cittadini,
desiderosi di vivere attivamente la vita
politica del Paese.
Dalla consapevolezza
della situazione, e del crescente malcontento generale, deriva la paura dei professionisti dell’antipolitica
presenti in Parlamento nei confronti dei vari movimenti che, senza alcun finanziamento pubblico, si
organizzano e strutturano per portare avanti nuove proposte.
Il Movimento
5 stelle, il più attivo tra questi, è costituito da cittadini delle più svariati
appartenenze, che, da quanto si può leggere on line, avanzano proposte (comunque la
si pensi) strutturate ed argomentate; i
pseudo leader e segretari di partito tendono a snobbare questi movimenti; i
mass media li boicottano; entrambi li attaccano in modo vago e confuso, senza
mai sfidarli sugli argomenti, ed è in questo modo che svelano la loro
debolezza.
In particolare il Movimento 5 stelle è
accusato di essere in mano ad “un comico”, e quindi di per se poco credibile: è chiaro che solo l’ignoranza, o più
probabilmente la malafede, non fa intendere che Beppe Grillo è solo la faccia
(nota) utilizzata per dare visibilità ad un movimento boicottato dai mezzi di
comunicazione tradizionali e dal sistema dei partiti; ed è soltanto questo, dal momento che Grillo non
risulta candidato in alcuna competizione elettorale, e ha più volte manifestato
l’intenzione di non candidarsi. Comunque
la si pensi, questo movimento o altri
del genere, vanno sfidati sui contenuti e non lanciando generici e vuoti
attacchi personali.
Il clima del
Paese è pesante; mentre molte famiglie sono in difficoltà, i partiti hanno i
conti correnti con decine di milioni di euro (di soldi pubblici); assistiamo
all’ipocrisia di soggetti che, travolti da scandali sulla disinvolta gestione
dei propri fondi, ipocritamente cacciano
via i tesorieri ma si tengono il tesoro. Segretari di partito che non
si accorgono della sparizione di decine di milioni di euro dai conti del partito;
Umberto Bossi, che per anni ha censurato
i costumi di Roma ladrona, ora appare un padre che non sa cosa fa il figlio, un
segretario di partito che non sa come è amministrato il partito (idem Rutelli),
o peggio, che resta inerte di fronte a spese folli, salvo poi dichiarare che
sono state sostenute a sua insaputa.
La Lega che agitava
i cappi negli anni 90’, denunciando le
ruberie romane, si ritrova
nell’imbarazzante situazione di dover spiegare come mai quei cappi sono infilati
adesso al collo dei vertici del partito, per mano di altri leghisti. Roberto Maroni,
che solo pochi mesi fa ha rischiato di essere silurato dai suoi, adesso sta facendo piazza pulita, con epurazioni
sommarie ad personam, armato di
ramazza verde (di precisione, alcuni via altri no). - circa le dinamiche leghiste, rimando al precedente
articolo http://litaliacapovolta.blogspot.it/2012/01/la-lega-nord-non-ce-lha-duro.html.-
Insomma, non
basta costituirsi in partito per essere “politici”; non basta sedere nei
palazzi romani per essere politici; non basta autodefinirsi politici.
Adoro i partiti politici: sono gli
unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica,
scriveva Oscar Wilde, ed oggi più che ami questa riflessione è veritiera: la
politica è l'arte di governare le società; è l’attività di coloro che si trovano a governare, quanto il confronto
ideale finalizzato all'accesso all'attività di governo o di opposizione; tale
attività richiede cultura e rispetto della cosa pubblica.
Quindi ,
forse, la definizione di antipolitico, e/o la politicità di un movimento, di un
partito o di un gruppo di cittadini organizzati, è qualcosa di diverso dall’autoreferenzialità
dei partiti, che al momento appaiono, piuttosto, il vero simbolo dell’antipolitica.