Parole di Un Luigi qualunque + altri amici: loSchiacciasassi; Lettera22; SymonaP.

giovedì 21 giugno 2012

Un sogno chiamato €uropa


di Lettera 22


Come spettri del passato, si sente nuovamente parlare di lira, dracma, peseta… C’è addirittura chi parla di SEuro e di NEuro, ipotizzando in un futuro non così remoto una doppia valuta, una per i Paesi più diligenti del Nord Europa, ed un’altra per i Paesi con i conti meno in ordine del Sud Europa. Era intorno a Maggio 2010 quando i mercati finanziari cominciarono a riprezzare i rendimenti dei titoli di Stato dei diversi Paesi appartenenti all’Unione Monetaria in virtù dei rispettivi indicatori macroeconomici. In quel momento un faro fu puntato sull’Eurozona e non ci volle molto ad accorgersi che, al di là di un’unità monetaria sancita da una moneta unica, i Paesi adottanti l’Euro soffrivano e soffrono di enormi disparità fiscali ed economiche che rendono la struttura Europa troppo fragile.
L’argomento è noto. I politici europei conosco bene la malattia, ma sono da 2 anni alla ricerca della medicina. L’unica medicina che finora è stata somministrata al malato sono stati gli aiuti derivanti dalla BCE o dal EFSF. Quindi sostanzialmente noi stessi cittadini europei ci siamo messi le mani in tasca per aiutare l’Europa stessa. Nello specifico, a noi cittadini italiani gli aiuti sino ad ora erogati sono costati circa 50 miliardi di euro. La medicina chiaramente non ha funzionato. Il malato è sembrato star meglio per 2/3 settimane, salvo poi ricadere nella crisi più totale.. Sono cambiati solo gli interpreti, una volta l’Irlanda, una volta la Spagna, una volt la Grecia, una volta l’Italia, ma la malattia è sempre la stessa. Oggi più che mai ci sentiamo sull’orlo del precipizio. Questo fine settimana le elezioni in Grecia sembrano rappresentare uno spartiacque tra una soluzione ancora possibile (l’eventuale vittoria di Samaras consentirebbe alla Grecia di restare ancora nell’euro?) o l’inevitabile deriva (Tsipras, capo della sinistra radicale Syriza e principale avversario di Samaras, considera carta straccia l'intesa sui tagli e le misure economiche concordata con la Troika).
Se anche l’elezioni in Grecia dovessero avere un risultato €uro-oriented e se l’ultimo salvataggio di 100 miliardi di € indirizzato alle banche spagnole dovesse avere un effetto rassicurante nei confronti dei mercati non potremmo certo dire che la crisi dell’eurozona è finita. Anzi, ahinoi è molto probabile che le prossime vittime delle manovre speculative – derivanti in gran parte dalle grandi potenze economiche al di là dell’Oceano – potrebbero essere i titoli del debito pubblico italiano.
Il vero problema di questa crisi è che siamo di fronte non tanto ad una crisi degli Stati dell’Eurozona, ma siamo di fronte ad una crisi dell’Eurozona stessa. L’Europa, così come è concepita oggi è semplicemente un unione di Stati che adottano una stessa moneta ma che non adottano misure e politiche tra loro coordinate. La mancanza di figure di riferimento a livello europeo che dovrebbero aver preso la situazione in mano negli ultimi due anni è palese. Fino ad ora l’europa è stata governata dal duo Merkel-Sarkozy che, ragionando, da guide di singoli Paesi e non da guide europee si sono sempre opposti a misure collettive europee nelle quali Paesi più virtuosi come Germania e Francia si sarebbero trovati a pagare per Paesi meno virtuosi come Grecia, Irlanda e Spagna. Quest’impostazione, dettata indubbiamente anche da una manovra di campagna elettorale in previsione dall’avvicinarsi delle elezioni politiche in Francia e Germania, ha portato nell’area euro a cambi di governo, manovre pesantissime nei confronti dei cittadini (in Italia se ne contano ben 2 tra Agosto e Novembre). Soluzioni che si sono dimostrate temporanee, salvo poi il riacutizzarsi di nuovo delle solite tensioni. Un esempio su tutti: Mario Monti è stato incaricato di formare un unovo Governo il 9 Novembre 2011, con lo spread sui titoli decennali che superava i 500 punti base ed un tasso di rifinanziamento su brevi scadenze dei nostri titoli di Stato pari al 7%. Oggi il nostro Stato non emette a brevissimo al 7%, ma lo spread sui titoli decennali è aumentato di nuovo pericolosamente.
L’Europa è ferma da 2 anni davanti ad una crisi di dimensioni enormi, principalmente per la continua opposizione della Germania e del suo cancelliere Angela Merkel, che si oppone a meccanismi collettivi nei quali la Germania, in questo momento dovrebbe pagare anche per Stati che hanno i conti meno in ordine. Il meccanismo degli Eurobond, dell'european stablity mechanism (ESM) non sono ancora stati definiti semplicemente perché non c’è accordo sulle misure di contribuzione dei Singoli Stati. Da parte di tutti i cittadini c’è la sensazione che si stia giocando ad un gioco troppo pericoloso, che si stai tirando troppo la corda.
Senza considerare che gli altri Paesi sforzi enormi li hanno fatti, chiedere per conferma ai cittadini italiani, spagnoli o irlandesi. Gli Stati più virtuosi, quali Germania e Francia, non possono restare insensibili a quanto fatto sino ad ora al di fuori dei propri confini nazionali e dovrebbero con senso di responsabilità rivedere le proprie posizioni.
A questo punto occorre forse porre una domanda: ma se fosse proprio la Germania, che con il suo atteggiamento ostruzionista sta creando i presupposti per la disgregazione della moneta unica, ad uscire dall’Euro? Se oggi la Germania tornasse al marco sarebbe ancora l’economia più florida dell’area Euro?  Se oggi la Germania dovesse uscire dall’euro e tornare ipoteticamente al marco, la sua valuta sarebbe così forte che avrebbe un tracollo in tutte le esportazioni delle sue eccellenze, a partire dalle automobili, sino ad arrivare agli elettrodomestici, i macchinari industriali, ecc… La magnifica macchina produttiva tedesca non trova il suo maggior consumatore nel mercato domestico, bensì nell’export. Ma in uno scenario in cui i costi di importazione (per i Paesi che importano dalla Germania) improvvisamente aumentassero del 40%, 60%, 80% o addirittura 100% l’economia tedesca sarebbe messa in ginocchio nel giro di brevissimo tempo.
Non sarebbe forse il caso che i vari capi di Stato degli altri Paesi dell’area euro si facciano più coraggio e aumentino il loro peso specifico in sede di incontri/colloqui quando sono chiamati a cercare delle soluzioni condivise per salvare non dei singoli Stai ma l’Europa intera?
Perché in fondo, se non cominciamo a pensare che esista l’Europa e che nei confronti delle altre potenze mondiali occorre comportarsi da Europa, l’Europa stessa è solo un sogno destinato a rimanere tale…

venerdì 15 giugno 2012

Non per altro

di Un Luigi Qualunque


La grande paura è che torni tutto come (peggio di) prima.
I partiti oramai bolliti e mal visti dalla maggioranza dei cittadini cercano riparo dietro il paravento del governo tecnico, incaricato di attuare misure dure e depressive per salvare il salvabile La politica che non sa fare politica certifica il suo fallimento delegando la non politica nell’amministrazione della cosa pubblica; peggio ancora, prospettando l’eventualità di un Monti bis dopo il 2013: come dire, fallimento e veglia funebre della politica, per se stessa. 
Nel frattempo, i leader dei principali partiti italiani (o almeno credono di esserlo) passano da un vertice all’altro, da una foto all’altra, da un quadretto di famiglia all’altro (e annessa foto per twitter), il tutto per il bene del paese, ma poi nei voti in Parlamento, nelle polemiche e nel teatrino quotidiano il rinnovamento di facciata, auspicato e sbandierato, è tradito e accantonato.
Il Governo in carica suscita sentimenti contrastanti nell’opinione pubblica: da una parte la sensazione di un atteggiamento diverso, dai comportamenti e toni finalmente istituzionali, francamente (e finalmente) da democrazia occidentale, nonché la percezione di persone che stiano operando responsabilmente, indipendentemente dal merito delle scelte criticabili o no, da ciascuno di noi, come giusto che sia (non sono i depositari del sapere). Un'attività di governo che si svolge, pur in un contesto difficile, in modo assolutamente fisiologico, con un dibattito in cui ci si chiede soltanto (finalmente!) se sia giusto o sbagliato un provvedimento, se sia efficace o non l’operato di un ministro e non se sia legale o non legale, imbarazzante o non imbarazzante. (vedi storia d’Italia degli ultimi quindici anni.)
Dall’altra, le durissime misure anti crisi, la percezione che qualcosa che accade intorno a noi possa travolgerci (vedi Grecia e Spagna),  sta sicuramente fiaccando la resistenza degli italiani assediati su ogni fronte.
La paura è che dal 2013 quel minimo di luce (istituzionale) che si sta vedendo in questi mesi, scompaia, per il ritorno galoppante dei soliti partiti e partititi, dei soliti segretari di partito e capogruppi, dei soliti noti, delle varie parentopoli, puttanopoli, tangentopoli, affittopoli, tutto rigorosamente a loro (e soprattutto nostra) insaputa.
Allora uno ha la ingenua speranza che ciò non accada, che le cose possano essere diverse, per soddisfare quella aspettativa diffusa tra tanti, di poter abitare in un paese normale. Non per altro.