di Lettera 22
Come spettri del passato, si sente nuovamente parlare di
lira, dracma, peseta… C’è addirittura chi parla di SEuro e di NEuro,
ipotizzando in un futuro non così remoto una doppia valuta, una per i Paesi più
diligenti del Nord Europa, ed un’altra per i Paesi con i conti meno in ordine
del Sud Europa. Era intorno a Maggio 2010 quando i mercati finanziari
cominciarono a riprezzare i rendimenti dei titoli di Stato dei diversi Paesi
appartenenti all’Unione Monetaria in virtù dei rispettivi indicatori
macroeconomici. In quel momento un faro fu puntato sull’Eurozona e non ci volle
molto ad accorgersi che, al di là di un’unità monetaria sancita da una moneta
unica, i Paesi adottanti l’Euro soffrivano e soffrono di enormi disparità
fiscali ed economiche che rendono la struttura Europa troppo fragile.
L’argomento è noto. I politici europei conosco bene la
malattia, ma sono da 2 anni alla ricerca della medicina. L’unica medicina che finora
è stata somministrata al malato sono stati gli aiuti derivanti dalla BCE o dal
EFSF. Quindi sostanzialmente noi stessi cittadini europei ci siamo messi le
mani in tasca per aiutare l’Europa stessa. Nello specifico, a noi cittadini
italiani gli aiuti sino ad ora erogati sono costati circa 50 miliardi di euro. La
medicina chiaramente non ha funzionato. Il malato è sembrato star meglio per
2/3 settimane, salvo poi ricadere nella crisi più totale.. Sono cambiati solo
gli interpreti, una volta l’Irlanda, una volta la Spagna, una volt la Grecia,
una volta l’Italia, ma la malattia è sempre la stessa. Oggi più che mai ci
sentiamo sull’orlo del precipizio. Questo fine settimana le elezioni in Grecia
sembrano rappresentare uno spartiacque tra una soluzione ancora possibile
(l’eventuale vittoria di Samaras consentirebbe alla Grecia di restare ancora
nell’euro?) o l’inevitabile deriva (Tsipras, capo della sinistra radicale
Syriza e principale avversario di Samaras, considera carta straccia l'intesa
sui tagli e le misure economiche concordata con la Troika).
Se anche l’elezioni in Grecia dovessero avere un risultato €uro-oriented
e se l’ultimo salvataggio di 100 miliardi di € indirizzato alle banche spagnole
dovesse avere un effetto rassicurante nei confronti dei mercati non potremmo
certo dire che la crisi dell’eurozona è finita. Anzi, ahinoi è molto probabile
che le prossime vittime delle manovre speculative – derivanti in gran parte
dalle grandi potenze economiche al di là dell’Oceano – potrebbero essere i
titoli del debito pubblico italiano.
Il vero problema di questa crisi è che siamo di fronte non
tanto ad una crisi degli Stati dell’Eurozona, ma siamo di fronte ad una crisi
dell’Eurozona stessa. L’Europa, così come è concepita oggi è semplicemente un
unione di Stati che adottano una stessa moneta ma che non adottano misure e
politiche tra loro coordinate. La mancanza di figure di riferimento a livello
europeo che dovrebbero aver preso la situazione in mano negli ultimi due anni è
palese. Fino ad ora l’europa è stata governata dal duo Merkel-Sarkozy che,
ragionando, da guide di singoli Paesi e non da guide europee si sono sempre
opposti a misure collettive europee nelle quali Paesi più virtuosi come
Germania e Francia si sarebbero trovati a pagare per Paesi meno virtuosi come
Grecia, Irlanda e Spagna. Quest’impostazione, dettata indubbiamente anche da
una manovra di campagna elettorale in previsione dall’avvicinarsi delle
elezioni politiche in Francia e Germania, ha portato nell’area euro a cambi di
governo, manovre pesantissime nei confronti dei cittadini (in Italia se ne
contano ben 2 tra Agosto e Novembre). Soluzioni che si sono dimostrate
temporanee, salvo poi il riacutizzarsi di nuovo delle solite tensioni. Un
esempio su tutti: Mario Monti è stato incaricato di formare un unovo Governo il
9 Novembre 2011, con lo spread sui titoli decennali che superava i 500 punti
base ed un tasso di rifinanziamento su brevi scadenze dei nostri titoli di
Stato pari al 7%. Oggi il nostro Stato non emette a brevissimo al 7%, ma lo spread
sui titoli decennali è aumentato di nuovo pericolosamente.
L’Europa è ferma da 2 anni davanti ad una crisi di
dimensioni enormi, principalmente per la continua opposizione della Germania e
del suo cancelliere Angela Merkel, che si oppone a meccanismi collettivi nei
quali la Germania, in questo momento dovrebbe pagare anche per Stati che hanno
i conti meno in ordine. Il meccanismo degli Eurobond, dell'european stablity
mechanism (ESM) non sono ancora stati definiti semplicemente perché non c’è
accordo sulle misure di contribuzione dei Singoli Stati. Da parte di tutti i
cittadini c’è la sensazione che si stia giocando ad un gioco troppo pericoloso,
che si stai tirando troppo la corda.
Senza considerare che gli altri Paesi sforzi enormi li hanno
fatti, chiedere per conferma ai cittadini italiani, spagnoli o irlandesi. Gli
Stati più virtuosi, quali Germania e Francia, non possono restare insensibili a
quanto fatto sino ad ora al di fuori dei propri confini nazionali e dovrebbero
con senso di responsabilità rivedere le proprie posizioni.
A questo punto occorre forse porre una domanda: ma se fosse
proprio la Germania, che con il suo atteggiamento ostruzionista sta creando i
presupposti per la disgregazione della moneta unica, ad uscire dall’Euro? Se
oggi la Germania tornasse al marco sarebbe ancora l’economia più florida
dell’area Euro? Se oggi la Germania
dovesse uscire dall’euro e tornare ipoteticamente al marco, la sua valuta
sarebbe così forte che avrebbe un tracollo in tutte le esportazioni delle sue
eccellenze, a partire dalle automobili, sino ad arrivare agli elettrodomestici,
i macchinari industriali, ecc… La magnifica macchina produttiva tedesca non
trova il suo maggior consumatore nel mercato domestico, bensì nell’export. Ma
in uno scenario in cui i costi di importazione (per i Paesi che importano dalla
Germania) improvvisamente aumentassero del 40%, 60%, 80% o addirittura 100%
l’economia tedesca sarebbe messa in ginocchio nel giro di brevissimo tempo.
Non sarebbe forse il caso che i vari capi di Stato degli
altri Paesi dell’area euro si facciano più coraggio e aumentino il loro peso
specifico in sede di incontri/colloqui quando sono chiamati a cercare delle
soluzioni condivise per salvare non dei singoli Stai ma l’Europa intera?
Perché in fondo, se non cominciamo a pensare che esista
l’Europa e che nei confronti delle altre potenze mondiali occorre comportarsi
da Europa, l’Europa stessa è solo un sogno destinato a rimanere tale…