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venerdì 15 giugno 2012

Non per altro

di Un Luigi Qualunque


La grande paura è che torni tutto come (peggio di) prima.
I partiti oramai bolliti e mal visti dalla maggioranza dei cittadini cercano riparo dietro il paravento del governo tecnico, incaricato di attuare misure dure e depressive per salvare il salvabile La politica che non sa fare politica certifica il suo fallimento delegando la non politica nell’amministrazione della cosa pubblica; peggio ancora, prospettando l’eventualità di un Monti bis dopo il 2013: come dire, fallimento e veglia funebre della politica, per se stessa. 
Nel frattempo, i leader dei principali partiti italiani (o almeno credono di esserlo) passano da un vertice all’altro, da una foto all’altra, da un quadretto di famiglia all’altro (e annessa foto per twitter), il tutto per il bene del paese, ma poi nei voti in Parlamento, nelle polemiche e nel teatrino quotidiano il rinnovamento di facciata, auspicato e sbandierato, è tradito e accantonato.
Il Governo in carica suscita sentimenti contrastanti nell’opinione pubblica: da una parte la sensazione di un atteggiamento diverso, dai comportamenti e toni finalmente istituzionali, francamente (e finalmente) da democrazia occidentale, nonché la percezione di persone che stiano operando responsabilmente, indipendentemente dal merito delle scelte criticabili o no, da ciascuno di noi, come giusto che sia (non sono i depositari del sapere). Un'attività di governo che si svolge, pur in un contesto difficile, in modo assolutamente fisiologico, con un dibattito in cui ci si chiede soltanto (finalmente!) se sia giusto o sbagliato un provvedimento, se sia efficace o non l’operato di un ministro e non se sia legale o non legale, imbarazzante o non imbarazzante. (vedi storia d’Italia degli ultimi quindici anni.)
Dall’altra, le durissime misure anti crisi, la percezione che qualcosa che accade intorno a noi possa travolgerci (vedi Grecia e Spagna),  sta sicuramente fiaccando la resistenza degli italiani assediati su ogni fronte.
La paura è che dal 2013 quel minimo di luce (istituzionale) che si sta vedendo in questi mesi, scompaia, per il ritorno galoppante dei soliti partiti e partititi, dei soliti segretari di partito e capogruppi, dei soliti noti, delle varie parentopoli, puttanopoli, tangentopoli, affittopoli, tutto rigorosamente a loro (e soprattutto nostra) insaputa.
Allora uno ha la ingenua speranza che ciò non accada, che le cose possano essere diverse, per soddisfare quella aspettativa diffusa tra tanti, di poter abitare in un paese normale. Non per altro.

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