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mercoledì 15 febbraio 2012

Gianni, Gianni, Gianni sosteneva tesi e illusioni

di Un Luigi qualunque


Nelle ultime settimane la Città eterna e il suo sindaco sono stati il principale argomento di discussione, per diverse questioni.
Cominciamo dalla fine.
Ieri il Presidente del Consiglio ha annunciato il no del Governo alla candidatura di Roma per i giochi Olimpici del 2020. La decisione appare saggia in un momento in cui sono stati chiesti sacrifici enormi al Paese, per fronteggiare la grave crisi economica che sta coinvolgendo tutta l’Europa. Appare, a mio avviso, sorprendente la reazione del sindaco di Roma, che avrebbe potuto preventivamente fare le medesime valutazioni del Governo. 
Sarebbe stata una contraddizione chiedere sacrifici di svariati miliardi di euro, per poi impegnarsi in spese di grande entità per la realizzazione e/o ammodernamento degli impianti sportivi e delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi, che sono sicuramente d’interesse,ma certamente non voci di spesa prioritarie in questo momento, ancora di più per un Paese con un forte debito come il nostro.
Guardando alle ultime tre edizioni, di olimpico c’è sicuramente il costo, per non parlare dell’eredità preoccupante: strutture progettate per ospitare migliaia di persone che risultano inutili e talvolta inutilizzate per le attività sportive routinarie, a fine giochi; i costi di gestione degli impianti sono un peso troppo grande per gli enti che devono farsene carico successivamente.
Per non parlare dei costi di realizzazione in se, già esorbitanti, che finiscono, di solito, per triplicare a fine lavori.
Per i giochi di Atene 2004 furono stimati 4 miliardi e mezzo di euro: costo finale circa 9 miliardi, con un impatto fortissimo sul Bilancio dello Stato, che ha dato il la alla fase discendente del Paese, culminata in questi giorni. Gli enti pubblici cinesi si sono indebitati con le banche per coprire i costi per Pechino 2008, per circa 40 miliardi di euro, con mutui decennali. Per i giochi olimpici di Londra 2012 sono stati preventivati poco più di 2 miliardi di euro, ma da recenti stima questa somma risulta triplicata.
Insomma, fondi enormi, non meglio precisati, che aumentano anno dopo anno; costruzione di opere pubbliche che spesso restano incomplete o inutilizzabili alla fine dei giochi. Basti pensare alle opere incompiute che ci sono da Italia 90' e in epoca più recente, le strutture costruite per Torino 2006, parte delle quali risultano abbandonate o mal gestite.
Nel contesto attuale del Paese, e nella situazione generale dell’Europa, un’eventuale assegnazione dei giochi a Roma pareva essere fuori luogo, nonché la solita occasione per i soliti noti re del cemento, per ulteriori arricchimenti, a danno delle finanze pubbliche e della salute dei cittadini, che già normalmente devono subire colate di cemento in una città già di per sé ipertrofica.
Appare, quindi, sorprendente la reazione del sindaco di Roma, che avrebbe potuto preventivamente fare le medesime valutazioni del Governo. Invece no, la candidatura è stata sostenuta nonostante le condizioni generali non lo consentissero, sull’onda dell’illusione di creare dei posti di lavoro fantasma, senza tener conto dell’enorme debito che si sarebbe creato, a carico di figli e nipoti.

Il sindaco Alemanno è stato nell’occhio del ciclone anche per la gestione discutibile dell’emergenza causata dalle due nevicate romane dei giorni scorsi. Una città completamente impreparata, nonostante le recenti tecnologie consentano di conoscere con anticipo, orientativamente, le previsioni meteo. Chiunque possegga uno smartphone ha potuto sapere alcuni giorni prima, tramite le comuni applicazioni dedicate, che ci sarebbe stata una nevicata sulla città; probabilmente il Sindaco non ne possiede uno.
Così in piena emergenza abbiamo assistito allo spettacolo penoso di un primo cittadino, che facendo il giro di tutte le principali emittenti televisive, ha passato gran parte del tempo a urlare a destra e sinistra il mal funzionamento della Protezione Civile, del suo servizio meteo e del suo Capo, rilevando i disservizi di un’istituzione a suo dire diventata ufficio passa carte a seguito della Legge 10 del 2011.
Non entro nel  merito dell’assetto e del funzionamento del Dipartimento della Protezione Civile, ne’ nel merito del provvedimento citato; faccio notare solamente che quella legge è stata approvata con i voti della maggioranza di centro destra, della quale faceva (e fa) parte Alemanno.
Resteranno dei giorni della nevicata, gli scorci di Roma imbiancata e le fotografie di Alemanno, immortalato accanto a del sale (da cucina!); o ancora, durante le operazioni di pulizia di un marciapiede, nel corso delle quali il sindaco spalava la neve dal marciapiede alla strada!
Ancora risuonano dichiarazioni stupefacenti, del tipo gli alberi romani non essendo abituati alla neve, cadono più facilmente, come se la caduta degli alberi fosse un problema di abitudine, piuttosto che di corretta potatura e cura.
Tutto questo teatrino si è svolto mentre una città di quasi 3 milioni di abitanti era in balia di se stessa, senza alcun mezzo pubblico in servizio, con strade e marciapiedi impraticabili, soprattutto in periferia. Si, proprio quelle periferie che erano state al centro della campagna elettorale di Gianni Alemanno, che sul tema del recupero di quelle aree della città si era molto speso, così come sul tema della sicurezza su tutta l’area comunale: si ricorda l’enfasi nel polemizzare con l’allora amministrazione di centrosinistra, colpevole di essere attenta solo ai salotti, alla cura del centro città a discapito della periferia, con l’aggravante di un atteggiamento troppo morbido nei confronti delle comunità d’immigrati, considerate un serbatoio d’illegalità.
E da lì le accuse per l’insicurezza diffusa in tutta Roma, percepita anche per l’incremento degli omicidi, ricondotto indirettamente alla mala gestione della Giunta di centrosinistra; Il culmine si ebbe con l’omicidio di Giovanna Reggiani, che fece cominciare una spirale interminabile di polemiche, strumentalizzando un fatto tragico e doloroso per campagne politiche.
Lo stesso sindaco Alemanno oggi amministra una città insanguinata da 30 omicidi nei primi due mesi dell’anno, e si ritrova ad invocare la collaborazione di tutti per combattere lì fenomeno, riscontrando (giustamente, ma perché non prima?) che il controllo del territorio e le politiche di sicurezza cittadini sono solo in parte riconducibili all’amministrazione comunale. Oggi invoca la collaborazione di tutti, dimenticando quando, dall’opposizione, non risparmiava attacchi demagogici.

Ultimo aspetto, non meno importante, è ciò che sta accadendo con la costruzione dei nuovi tratti della metropolitana romana: attraverso lo strumento del project financing, si stanno reperendo fondi da privati per il completamento delle linee sotterranee.
In cambio dei fondi, i privati riceveranno in concessione, per alcuni decenni, la gestione del servizio di trasporto metropolitano (e dei conseguenti introiti) nonché metri cubi e terreni da edificare, in un’area urbana già densamente abitata. Il tutto in cambio di pochi km di metropolitana.
Non è un po’ troppo?
Ora mi si dirà che è facile scrivere critiche, stando seduti comodamente in poltrona, senza dover affrontare i problemi e le difficoltà dell’amministrare una città di 3 milioni.
Amministrare una città come Roma è cosa complessa, lo so bene; lo so così bene che non mi sognerei mai di candidarmi come Sindaco: critico la gestione attuale ma io non saprei fare di meglio. Lo so bene.Ne ho piena consapevolezza, e, infatti, non mi candido a fare li sindaco di Roma.
Chi invece decide di candidarsi alla gestione della cosa pubblica, si espone inevitabilmente al giudizio altrui; bisogna averne piena consapevolezza, proprio perché si amministra una cosa non (solo) propria. Da questo deve derivare la necessità di un’autovalutazione di chi si dedica alla vita politica, per avere consapevolezza della propria capacità o incapacità nell’amministrare, e fare derivare da ciò le giuste (necessarie) conseguenze.

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