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venerdì 27 luglio 2012

Il Caimano tecnico


di Un Luigi qualunque


Nelle ultime settimane il Cav ha manifestato la volontà di scendere in campo (ma era andato via?), presentandosi come candidato del c.d. centro destra. La notizia sorprende, soprattutto alla luce dei risultati precedenti : i  Governi Berlusconi non hanno prodotto in tanti anni quella rivoluzione e innovazione dello Stato che era stata promessa
Indipendentemente dai giudizi personali, è politicamente che il Cav ha fallito. Serenamente, si potrebbero trarre le opportune conseguenze: è il momento di fare un passo indietro, di fare spazio, a maggior ragione in un periodo in cui tutti si riempiono la bocca con lo slogan largo ai giovani , appare difficile comprendere come può un 74enne guidare ancora il Paese, come può un 74enne progettare adeguatamente un futuro che, per ragioni anagrafiche, non vedrà.
Per il PDL un’altra occasione persa: i programmi di Alfano, da meno di un anno nominato segretario politico del partito, sono andati in fumo. In questi mesi si è discusso delle primarie,dei congressi, della democrazia interna e poi, con un comunicato stampa , i titoli di LIBERO e IL GIORNALE, le dichiarazioni dei fedelissimi, tutto è stato spazzato via in un attimo, mettendo da parte il segretario per fare largo al capo.
 Un’altra occasione persa per trasformare il PDL, da partito carismatico, a  moderno partito conservatore europeo. Eppure sui buoni propositi di Angelino  non ho dubbi: l’intenzione di cambiare le cose c’era, ma l’abitudine ad avere il capo chino nel PDL, ad assecondare il capo sempre e comunque, a non contrastarlo con un sano contraddittorio (come si fa con i veri amici) hanno fatto perdere un’altra occasione
Le intenzioni di B sono chiare; nella sua scelta c’è la consapevolezza che senza di lui il PDL subirebbe una sonora batosta alle prossime elezioni politiche ; ecco il perché del suo intervento: la possibilità di recuperare qualche punto percentuale, ma non per vincere: nel  partito sanno che questa non è una prospettiva concreta; lo scopo è non perdere, riuscire a recuperare qualche voto così da essere nelle condizioni di partecipare ad un nuovo  Governo di larghe intese, un nuovo governo tecnico,unica alternativa nel caso il risultato delle urne delineasse uno scenario politico frammentato e senza una forte maggioranza in grado di esprimere un Governo; questo è lo scopo,  risultare diversamente vincente,  essere ancora una volta ago della bilancia, avere voce in capitolo nelle scelte politiche del prossimo futuro.
L’Italia deve capire cosa vuole fare e se vuole cambiare: nel 2013, a detta di alcuni economisti, si sarà quella che è stata definita la tempesta perfetta, con la più violenta manifestazione degli effetti della crisi.
Non possiamo permetterci ritorni al passato, promesse roboanti, sorrisi smaglianti e ottimismo fumoso: l’Italia ha bisogno di scelte serie e scomode, per tornare finalmente all’ottimismo della ragione, l’ottimismo di chi è forte, l’ottimismo di chi è sicuro di se

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