di Un Luigi qualunque
Nelle ultime settimane il Cav ha manifestato la volontà di scendere in campo (ma era andato via?),
presentandosi come candidato del c.d. centro destra. La notizia sorprende,
soprattutto alla luce dei risultati precedenti : i Governi Berlusconi non
hanno prodotto in tanti anni quella rivoluzione e innovazione dello Stato che
era stata promessa
Indipendentemente dai giudizi personali, è politicamente che il Cav ha
fallito. Serenamente, si potrebbero trarre le opportune conseguenze: è il
momento di fare un passo indietro, di fare spazio, a maggior ragione in un
periodo in cui tutti si riempiono la bocca con lo slogan largo ai giovani , appare difficile comprendere come può un
74enne guidare ancora il Paese, come può un 74enne progettare adeguatamente un
futuro che, per ragioni anagrafiche, non vedrà.
Per il PDL un’altra occasione persa: i programmi di Alfano, da meno di un
anno nominato segretario politico del partito, sono andati in fumo. In questi
mesi si è discusso delle primarie,dei congressi, della democrazia interna e
poi, con un comunicato stampa , i titoli di LIBERO e IL GIORNALE, le dichiarazioni
dei fedelissimi, tutto è stato spazzato via in un attimo, mettendo da parte il
segretario per fare largo al capo.
Un’altra occasione persa per trasformare il PDL, da partito
carismatico, a moderno partito conservatore
europeo. Eppure sui buoni propositi di Angelino non ho dubbi: l’intenzione di cambiare le cose c’era, ma l’abitudine
ad avere il capo chino nel PDL, ad assecondare il capo sempre e comunque, a non
contrastarlo con un sano contraddittorio (come si fa con i veri amici) hanno
fatto perdere un’altra occasione
Le intenzioni di B sono chiare; nella sua scelta c’è la consapevolezza che
senza di lui il PDL subirebbe una sonora batosta alle prossime elezioni
politiche ; ecco il perché del suo intervento: la possibilità di recuperare
qualche punto percentuale, ma non per vincere: nel partito sanno che questa non è una prospettiva concreta; lo scopo è non perdere, riuscire a recuperare qualche voto così da essere nelle condizioni di
partecipare ad un nuovo Governo di larghe intese, un nuovo governo tecnico,unica alternativa nel caso il risultato delle urne delineasse uno scenario
politico frammentato e senza una forte maggioranza in grado di esprimere un
Governo; questo è lo scopo, risultare diversamente vincente, essere ancora una
volta ago della bilancia, avere voce in capitolo nelle scelte politiche del
prossimo futuro.
L’Italia deve capire cosa vuole fare e se vuole cambiare: nel 2013, a detta
di alcuni economisti, si sarà quella che è stata definita la tempesta perfetta,
con la più violenta manifestazione degli effetti della crisi.
Non possiamo permetterci
ritorni al passato, promesse roboanti, sorrisi smaglianti e ottimismo fumoso:
l’Italia ha bisogno di scelte serie e scomode, per tornare finalmente
all’ottimismo della ragione, l’ottimismo di chi è forte, l’ottimismo di chi è
sicuro di se
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