di Lettera 22
Nei giorni immediatamente successivi alla sua nomina come capo del nuovo esecutivo Mario Monti godeva di un’ampia popolarità presso il popolo italiano, solo seconda al Presidente della Repubblica Napolitano. Ad oggi, probabilmente, l’entusiasmo nei confronti del nuovo primo ministro è venuto meno in numerosi italiani. La miopia del popolo probabilmente lasciava immaginare che, con un colpo di magia il Professore sarebbe riuscito nell’ardua impresa di far quadrare i conti dello Stato senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ahimè negli ultimi anni ci è stato insegnato che credere alle favole è uno sforzo inutile quanto dannoso. Tutti gli italiani erano illuminati: il Professor Mario Monti avrebbe dovuto fare solo due cose, da un lato aumentare le entrate, in tempi rapidissimi per evitare dissesti finanziari, e dall’altro dare nuova linfa alla crescita economica del nostro paese, pressoché ferma negli ultimi 20 anni. Gli stessi italiani erano tutti d’accordo riguardo questa semplice analisi, fino a che non si sono resi conto che sarebbero stati chiamati in prima persona ad “aumentare le entrate” e che nessuna entità astratta sarebbe intercessa per loro.
Ed è proprio in questo momento che la pochezza del popolo si è fatta sempre più acuta, con rimpianti sempre più crescenti verso quella classe politica che ci ha portato con delle azioni poco lungimiranti e sempre più populiste a questa situazione di estrema crisi.
La maggior parte delle persone non accetta un aggravio dell’imposizione fiscale, corretto. Non ho mai sentito, altresì, nessuno lamentarsi per l’ammontare del nostro debito pubblico (il terzo al mondo, circa 2.000 miliardi di euro) e nessuno si è mai più di tanto preoccupato del costo dello stesso, fino a che nei giornali si è cominciato a parlare, quasi abusandone, di spread. Da mesi il nostro spread si è posizionato ben al di sopra di livelli economicamente sostenibili, oscillando prima nell’area 300 punti base, ed affermandosi nelle ultime settimane intorno a 500 punti base. L’aumento dello stesso, peraltro, era divenuto molto pericoloso ed incontrollabile in tempi brevi, tant’è che lo stesso ex premier Berlusconi, che durante questi anni non era mai stato scalfito da i suoi processi o dalle storie di gossip che lo riguardavano, si è velocemente fatto da parte di fronte ad una sfiducia arrivata prima ancora dai mercati che dal parlamento eletto dal popolo italiano. Pochissimi immagino abbiano pensato che lo Stato rifinanzi continuamente il proprio debito pubblico, attraverso nuove emissioni che vengono collocate sul mercato oggi a rendimenti insostenibili. E pochissimi immagino possano aver pensato a che livelli sarebbe potuto arrivare il costo che lo Stato italiano sarebbe stato chiamato a sostenere per poter collocare il proprio debito. E qualcuno si è mai chiesto chi sarà a chiamato a pagare il 6 o il 7/% sulle nuove emissioni del Tesoro? O chi sarebbe stato chiamato a pagare tassi ancora più alti se lo spread fosse continuato a salire? Lo Stato mi si dirà. D’accordo, qualcuno di voi conosce il signor “Marco lo Stato”, o “Filippo lo Stato”? No , lo Stato non esiste come un’entità astratta, lo Stato siamo noi, siamo noi cittadini, che siamo stati in passato e saremmo stati, comunque, chiamati a pagare, chissà ancora per quanto, magari in maniera silenziosa ed inconsapevole. Il governo eletto dal popolo probabilmente non avrebbe preso delle scelte che sarebbero andate ad intaccare in maniera così diretta le tasche dei cittadini, ma saremmo stati chiamati a pagare ugualmente, per onorare gli interessi del nostro debito pubblico. Ed allora, se permettete, mi piace esser coerente ed accettare che il governo abbia fatto una prima parte del suo lavoro ed ora aspettare con ansia e curiosità la cosiddetta fase due: ovvero quel pacchetto di riforme che dovrebbero aiutare il nostro paese a tornare a crescere: liberalizzazioni, riforma delle pensioni, riforma del lavoro. Da italiano ,e da giovane italiano, sono contento, quasi sollevato, nel sapere che sul tavolo del mio governo non si parla più di intercettazioni e di leggi ad personam, ma di riforma del lavoro, di liberalizzazioni e di riforma del welfare. Certo, su molti di questi temi c’è da combattere l’ostruzionismo e la cecità dei sindacati, ma questa è un’altra storia….
Ed è proprio in questo momento che la pochezza del popolo si è fatta sempre più acuta, con rimpianti sempre più crescenti verso quella classe politica che ci ha portato con delle azioni poco lungimiranti e sempre più populiste a questa situazione di estrema crisi.
La maggior parte delle persone non accetta un aggravio dell’imposizione fiscale, corretto. Non ho mai sentito, altresì, nessuno lamentarsi per l’ammontare del nostro debito pubblico (il terzo al mondo, circa 2.000 miliardi di euro) e nessuno si è mai più di tanto preoccupato del costo dello stesso, fino a che nei giornali si è cominciato a parlare, quasi abusandone, di spread. Da mesi il nostro spread si è posizionato ben al di sopra di livelli economicamente sostenibili, oscillando prima nell’area 300 punti base, ed affermandosi nelle ultime settimane intorno a 500 punti base. L’aumento dello stesso, peraltro, era divenuto molto pericoloso ed incontrollabile in tempi brevi, tant’è che lo stesso ex premier Berlusconi, che durante questi anni non era mai stato scalfito da i suoi processi o dalle storie di gossip che lo riguardavano, si è velocemente fatto da parte di fronte ad una sfiducia arrivata prima ancora dai mercati che dal parlamento eletto dal popolo italiano. Pochissimi immagino abbiano pensato che lo Stato rifinanzi continuamente il proprio debito pubblico, attraverso nuove emissioni che vengono collocate sul mercato oggi a rendimenti insostenibili. E pochissimi immagino possano aver pensato a che livelli sarebbe potuto arrivare il costo che lo Stato italiano sarebbe stato chiamato a sostenere per poter collocare il proprio debito. E qualcuno si è mai chiesto chi sarà a chiamato a pagare il 6 o il 7/% sulle nuove emissioni del Tesoro? O chi sarebbe stato chiamato a pagare tassi ancora più alti se lo spread fosse continuato a salire? Lo Stato mi si dirà. D’accordo, qualcuno di voi conosce il signor “Marco lo Stato”, o “Filippo lo Stato”? No , lo Stato non esiste come un’entità astratta, lo Stato siamo noi, siamo noi cittadini, che siamo stati in passato e saremmo stati, comunque, chiamati a pagare, chissà ancora per quanto, magari in maniera silenziosa ed inconsapevole. Il governo eletto dal popolo probabilmente non avrebbe preso delle scelte che sarebbero andate ad intaccare in maniera così diretta le tasche dei cittadini, ma saremmo stati chiamati a pagare ugualmente, per onorare gli interessi del nostro debito pubblico. Ed allora, se permettete, mi piace esser coerente ed accettare che il governo abbia fatto una prima parte del suo lavoro ed ora aspettare con ansia e curiosità la cosiddetta fase due: ovvero quel pacchetto di riforme che dovrebbero aiutare il nostro paese a tornare a crescere: liberalizzazioni, riforma delle pensioni, riforma del lavoro. Da italiano ,e da giovane italiano, sono contento, quasi sollevato, nel sapere che sul tavolo del mio governo non si parla più di intercettazioni e di leggi ad personam, ma di riforma del lavoro, di liberalizzazioni e di riforma del welfare. Certo, su molti di questi temi c’è da combattere l’ostruzionismo e la cecità dei sindacati, ma questa è un’altra storia….
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