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venerdì 20 gennaio 2012

Su auditel e demagogia, c'è massima Concordia

di Un Luigi qualunque

La vicenda del disastro della nave Concordia è stata l’occasione, ancora una volta, per imbastire una serie di trasmissioni televisive dai contenuti discutibili.
 Ore e ore dedicate all’approfondimento di una vicenda tragica: è giusto cercare di capire la dinamica dei fatti, fornendo anche un servizio informativo ai cittadini ma come di consueto la deriva è dietro l’angolo: la ricerca del particolare macabro, del sangue, del dettaglio sensazionale.
Interviste ai parenti delle vittime o dei dispersi, con domande patetiche e imbarazzanti.
Si dice è quello che la gente vuole sapere; sono le trasmissioni che piacciono ai telespettatori; queste trasmissioni hanno un grande seguito. Luciano De Crescenzo una volta ha scritto: “L'Auditel rappresenta la stupidità media di una nazione e la tv, per andare al gusto delle masse abbassa il proprio gusto, fino a farlo coincidere con quello della maggioranza”
Quindi, in nome della stupidità, ci vengono propinate ore di trasmissioni che scavano nell’orrore. Il sangue è ciò che ci attira? Sembra che in duemila anni di storia non si cambiato nulla: un tempo ci si recava in anfiteatro, luogo di giochi e combattimenti, spinti dalla voglia  di vedere un po’ di spettacolo che spesso e volentieri sfociava in violenza; si aspettava con ansia che una bestia divorasse un gladiatore, o che gli sventurati di turno si trucidassero tra di loro.
Oggi sono cambiate le modalità ma il senso profondo è lo stesso: non è più necessario recarsi in un luogo polveroso e fare la fila: nel nostro tempo, nei paesi civili, si sta comodamente seduti sul divano di casa, e attraverso la televisione c’è modo di gustarsi particolari macabri, scavare nella psiche dell’assassino, osservare la ricostruzione computerizzata o plastica del luogo del fatto, scoprire la direzione degli schizzi di sangue.

Un altro aspetto, tornando alla situazione specifica del naufragio, è che da più parti sono arrivate reazioni scomposte e indignate per la decisione di prevedere la misura cautelare degli arresti domiciliari per il comandante della nave, in luogo della custodia in carcere, chiesta dal Procuratore della Repubblica.
E’ sorprendente soprattutto lo sconcerto di chi, solo pochi giorni fa, professandosi garantista, qualificava come esagerata ed indecente la richiesta di misura cautelare per il Deputato Nicola Cosentino, considerandola un’ingiusta anticipazione della pena.
Non è questo il luogo per una approfondimento tecnico sulla natura delle misure cautelari, semplicemente faccio osservare che i casi in cui queste si applicano e in che misura, sono aspetti previsti dalla legge, quindi già questo quanto meno dovrebbe essere una garanzia e non un’ indecenza; inoltre,  è importante ricordare che  le misure cautelari e la pena inflitta con condanna definitiva sono comminate in base a presupposti differenti, e per finalità diverse.
Detto ciò, dalle argomentazioni espresse nell’ordinanza del GIP di Grosseto e dei relativi articoli del c.p.p. (art. 273 e 274 c.p.p.) la scelta della custodia domiciliare appare, a mio parere, tecnicamente corretta.
Chiaramente il Procuratore della Repubblica di Grosseto (senza alcun dubbio, giurista più colto di me)  , avrà modo di contestare la scelta, attraverso i previsti strumenti  giurisdizionali, non certo con opinioni estemporanee e demagogiche, ma con puntuali argomentazioni fattuali e giuridiche.
Insomma, pare essere una polemica sterile e demagogica, sembra essere il solito cavalcare l'emozione e l'ennesima occasione per giudicare il lavoro della magistratura non attraverso i suoi atti (e la critica e controllo su questi è sacrosanta, nonchè prevista dalla legge) ma semplificando, ed  in base a elementi parziali, non conoscendo le carte e  strumentalizzando i sentimenti di chi è coinvolto nella vicenda.
Per concludere, questa vicenda è ancora una volta l’occasione per mostrare le storture prodotte da certe trasmissioni televisive che inseguendo  l’auditel, perdono di vista il pudore e il  rispetto per i sentimenti delle persone coinvolte, cavalcando i fatti di cronaca, diluendoli all’infinto, quando per la stessa natura del fatto, l'esigenza informativa sarebbe ormai conclusa o limitata solo ad alcuni elementi. 
Ma è in quel momento, quando non ci sarebbe altro da dire, che si percorrono le vie dello pseudo approfondimento e della sedicente informazioni, con ore di dibattiti sterili.
Non secondario aspetto che inoltre emerge è la percezione assolutamente schizofrenica  che qualcuno ha dell’ordinamento giuridico e in particolare dell'azione della magistratura,che a seconda dei casi, è considerata persecutoria quando si occupa dei nostri amici, e blanda quando si occupa degli altri.

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