di Un Luigi qualunque
Nella notte tra il 31.12.1999 e lo 01.01.2000, ci dissero, doveva finire il mondo, a seguito del blocco totale dei computer; ciò avrebbe dovuto provocare un collasso a catena dei più svariati sistemi elettronici, causando una catastrofe globale.
Nella notte tra il 31.12.1999 e lo 01.01.2000, ci dissero, doveva finire il mondo, a seguito del blocco totale dei computer; ciò avrebbe dovuto provocare un collasso a catena dei più svariati sistemi elettronici, causando una catastrofe globale.
Nulla è accaduto
Il 21.12.2012 secondo una previsione Maya scomparirà la vita sulla Terra.
Questi sono solo due esempi (primo e ultimo) di previsioni super mega iper catastrofiche che di tanto in tanto sedicenti maghi, gran maestri, pseudo chiese, sette, popoli antichi, ci propinano. La nostra fine è scritta e di tanto in tanto salta fuori una nuova data.
Perché così è scritto nel nostro destino, così è già stato deciso. Ma dove è scritto? Ma cosa? Ma com’è possibile accettare tali cose, dal momento che, il destino non esiste? Non può esserci scritta alcuna data, alcuna fine è già segnata, predestinata, preventivamente decisa; semplicemente perché nulla di scritto esiste. Non esiste alcun destino, nell’accezione di disegno già scritto di ciò che dovrà accadere. Ciò è inaccettabile, qualunque sia la nostra fede o filosofia di vita, Ciò è contrario allo stesso significato di essere umano: chi non ha fede ritiene che tutto sia in mano agli uomini, che la ragione sia il motore e la causa di ciò che ci accade; all’incirca hanno le medesime idee (o almeno dovrebbero) gli uomini di fede, pur partendo da premesse diverse: Dio ci ha donato l’intelletto e il libero arbitrio per autodeterminarci e decidere della nostra vita, al punto estremo di poter compiere azioni contrarie alla Sua stessa volontà e al Suo stesso dettato, tale e tanta è la liberta di scelta della quale godiamo. Quindi credere nel destino, così come comunemente inteso, è contrario alla stessa natura umana, qualunque sì la nostra fede o filosofia, è un’offesa alla nostra intelligenza (che ci sia stata data per natura o da Dio).
E’ un grande malinteso ed è solo una questione di nomenclatura.
Comunemente chiamiamo destino ciò che in sostanza sono le conseguenze non calcolate delle nostre scelte e le conseguenze delle scelte altrui che producono inaspettate conseguenze nella nostra vita: tutto ciò è comunemente chiamato destino; generalmente si opera la semplicistica operazione di considerare come qualcosa d’inevitabile un certo accadimento, per il solo fatto di non averlo considerato e/o calcolato prima del suo verificarsi; ma è semplicemente frutto di una scelta operata da qualcuno o da noi stessi, il cui risultato non si era prospettato preventivamente e inequivocabilmente: ciò fa si che si classifichi come “azione di un disegno superiore, azione scritta nel destino”.
Niente è predestinato, niente è già scritto. La questione del destino è una candida, e comoda, giustificazione che la nostra mente ha creato (e crea quotidianamente) per placare il sentimento di sconforto derivante dall’affrontare situazioni non previste e/o sgradevoli.: l'espressione “ma era destino che accadesse” è un meccanismo di difesa del nostro cervello, che non sopporta il verificarsi di azioni “inaspettate”, che ci piace, quindi, imputare a forze esterne agli esseri umani. Il Destino, quindi, nell'accezione di disegno immodificabile e inevitabile, è una costruzione mentale, questo perché tutto ciò che succedere è una conseguenza di scelte personali dei singoli che vivono e interagiscono con altri esseri.
Ovviamente, il fatto che questo pianeta è abitato da miliardi di persone, fa si che le combinazioni delle scelte dei singoli individui siano innumerevoli, dando vita a situazioni complesse apparentemente inspiegabili; ciò accade solo perché le scelte in ballo sono numerosissime ed è più semplice e veloce immaginare che qualcosa sia accaduto a causa di un disegno misterioso, piuttosto che considerare che sia il frutto di migliaia di scelte combinate tra loro, il cui risultato finale, che incide nella nostra vita, sia il frutto di questa complessa rete di scelte.
Ad esempio, l’incontrare qualcuno in un luogo, dopo molto tempo, è la conseguenza delle innumerevoli scelte dei minuti precedenti, come prendere una certa direzione, utilizzare come mezzo di trasporto il bus o l’auto; è conseguenza del traffico, che incide sui tempi di percorrenza, e la cui maggiore o minore intensità è frutto della scelta dei singoli automobilisti di muoversi ad una determinata ora e di scegliere una determinata strada.
Insomma una banale situazione, quale l'incontro casuale, mostra, se analizzata, al suo interno un gran numero di elementi frutto di scelte, che hanno creato il presupposto dell’incontro “fortuito” dei due conoscenti.
E così per qualsiasi accadimento umano.
Certo la natura con i suoi fenomeni può parzialmente influire su alcune dinamiche umane, ma ciò dipenderà dal modo in cui l’uomo con le sue scelte, deciderà di influire su fenomeni che accadono da milioni di anni: pensiamo al fiume che straripa e inonda una cittadina, distruggendo strade e case. Questo fenomeno non sarà imputabile al destino o peggio, alla malvagità della natura, ma più correttamente alla scelta dell’uomo di costruire vicino al letto dei fiumi o sotto il loro livello, in deroga alle comuni regole di buon senso, ai principi dell'ingegneria o della geologia; o ancora, sarà conseguenze della scelta di non procedere alla corretta e periodica manutenzione del letto dei fiumi che scorrono in prossimità di abitazioni.
Cosa lievemente diversa è ciò che chiamiamo fato ( o caso): il caso attiene all'imperfezione del nostro agire; quando riusciamo a raggiungere il risultato sperato anche a seguito di un'azione imperfetta ne siamo così sorpresi che siamo soliti pensare che il caso o fato o quello che è, ci ha messo lo zampino per farla riuscire, semplicemente ci è andata bene, anche con l'imperfezione si è riusciti.
Cosa lievemente diversa è ciò che chiamiamo fato ( o caso): il caso attiene all'imperfezione del nostro agire; quando riusciamo a raggiungere il risultato sperato anche a seguito di un'azione imperfetta ne siamo così sorpresi che siamo soliti pensare che il caso o fato o quello che è, ci ha messo lo zampino per farla riuscire, semplicemente ci è andata bene, anche con l'imperfezione si è riusciti.
Insomma, ritengo che qualora esistesse veramente una previsione Maya circa la fine del mondo, questa sia del tutto inattendibile, così com’è stato per le previsioni catastrofiche degli ultimi dodici anni; non ci sarà alcuna fine del mondo, quanto meno non ci sarà se non lo decideremo noi, mettendoci d’impegno a distruggerci a vicenda ma questa eventualità è imprevedibile, sarà il frutto di scelte (scellerate) del momento e non certo realizzazione di una previsione o di un piano del destino, scritti da secoli. Per dirla con una frase ad effetto, il destino fa fuoco con la legna che c'è (A. Baricco); è tutto nelle nostre mani, il fuoco che ne scaturirà, sarà conseguenza della legna che avremo scelto.
Magari mi sbaglio e invece il 21.12.2012 si va all’altro mondo; e pazienza, se succede, tutt’al più muoio.
Amen
in fondo è un pò nella natura dell'uomo rimandare ad un qualcosa di non meglio definito tutto ciò che non sembra essere spiegabile con i canoni e le limitatezze umane...
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